La pancia del popolo

Feel hu(a)ngry tonite!

Detective dell’insalata

Drawing by Trudetsky

Pensate intensamente al vostro detective preferito. Visualizzate il suo volto affilato dal dubbio mentre interroga l’indiziato principale di un efferato omicidio. La lampada puntata sul viso di uno stragista che ha mandato all’altro mondo almeno 55 persone. Cinquantacinque. La sigaretta accesa e l’immancabile paltò grigio perla, o marroncino, da cui spuntano una camicia bianca con il colletto sudato e, più sotto, mani grosse e nervose.

Prendete il più duro ritratto di Philip Marlowe che vi siete figurati leggendo un romanzo di Raymond Chandler, aggiungetegli l’arguzia sottile e ironica di Hercule Poirot, ma l’inflessibilità di Dick Tracy, la glaciale compostezza di Humprey Bogart nel Grande Sonno.

Insalata esotica

Ora però prendete quell’assassino seriale,  quel nemico pubblico che ha messo in allarme un intero continente e buttatelo. Sostituite nella stanza degli interrogatori un bel piatto di insalata: uno di quelli compositi e variegati, le verdurine alla julienne impilate su basi di foglie multicolore, i dadini di formaggio piccante o i fiocchi di latte, i cereali bolliti, le noci, i pistacchi e le fette di pane abbrustolite. Si bravi, proprio una di quelle insalate dei bar fighetti del centro. Ma non fermatevi all’insalata. Guranite la scena posizionando un microscopio al posto della Magnum nella fondina del tutore della legge e scambiate l’impermeabile con un camice bianco.

Fatto? Bene.  Il risultato è quanto di più simile ci sia ad un epidemiologista tedesco, che in questi mesi si è dibatutto per ricostruire la catena di contaminazione alimentare che ha portato l’Escherichia Coli ad intossicare migliaia di persone in Europa, uccidendone almeno 55.

Insalata con formaggio di capra e fragole

Gli epidemiologisti teutonici hanno infatti lavorato come veri e propri detective, vagliando a fondo le abitudini alimentari di chi si è ammalato e sequestrando migliaia di insalate da cui erano convinti che il virus si fosse diffuso. Ma, dopo queste indagini, si è scoperto che l’operazione di identificazione dell’E. Coli necessitava, più che di sequestri e allarmi (come quello contro i cetrioli spagnoli, i germogli di soia o gli hamburgher surgelati), delle liste dettagliate degli ingredienti del cibo consumato.

Ed era proprio questa l’operazionione più difficile. Qunado si consuma una di quelle insalate di cui sopara, ricchissime di ingredienti e guarnizioni, si è messo in luce come spesso le persone tendanop a dimenticare l’esatta composizione del proprio piatto. Dettagli fose insignificanti per i più, fondamentali per i detective dell’insalata.

La trigonella, detta anche fieno-greco

Il cui duro lavoro sulla memoria degli “indiziati” ha infine dato i suoi frutti. O meglio i suoi germogli. Si è infatti scoperto che la causa delle infezioni da E. Coli è da attribuirsi ai semi di trigonella, meglio nota come fieno-greco. Importato dall’Egitto, il fieno-greco viene spesso utilizzato come complemento per le insalate, specie quelle del nord Europa. È un alimento ricco di ferro, ottimo per la prevenzione del diabete e consigliato alle puerpere per aumentare la produzione di latte.

Ma, come hanno messo in luce i “detective dell’insalata”, se conservato in modo inappropriato, può ospitare ceppi pericolosi batteri dell’E. Coli, causa di infezioni dell’intestino, meningiti, setticemie e polmoniti, anche gravi.

Una volta identificato il responsabile, le importazioni di semi dall’Egitto sono state immediatamente interrotte, a partireda fine giugno. La scadenza del divieto avrebbe dovuto interrompersi il 31 ottobre 2011. Ma è stata prolungata fino al 31 marzo del prossimo anno.

Anche perché non si possa dire, che oltre alla crisi, il “fieno dei greci” sia responsabile pure del nostro mal di pancia.

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