La pancia del popolo

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Terra di Melzo – 2 – Bar Picchio

Veduta tipica del bar Picchio in zona aperitivo

Chiunque si aggiri nella Terra di Melzo, conoscerà il mitico Bar Picchio, summa e sempiterno revival della Milano di un tempo che fu. Se ancora non lo conoscete è giunto il momento di prendersi una pausa pranzo un poco più lunga del solito panino pomodoromozzarella e di sedersi in uno dei baretti meneghini che hanno fatto la storia della città. Non molti lo sanno, ma in questo bar tutto specchi e formica si può anche gustare un pranzo luculliano, fatto di cose semplici e casalinghe, sempre servite con il sorriso.

Il Bar Picchio, in Via Melzo 11, è un posto dove la parola cult acquista il suo significato di rituale.  Un luogo dove ogni cliente viene chiamato per nome, i piatti vengono accompagnati dalle didascalie vocali di Paolo – mitico proprietario, si dice, dal 1969 – e ogni porzione è generosa, robustamente condita, orgogliosamente casalinga, da gustare con quella calma da “assenza-di-domani” che a Milano è più rara di un parcheggio libero in zona navigli. Pranzare al Picchio è come uscire di casa per ritrovarsi seduti nella cucina della nonna. Con lo stesso amore e la stessa affabilità della vostra progenitrice, la signora Caterina – che tutti devono chiamare Rina, parenti o sconosciuti – vi servirà i suoi piatti migliori. Si comincia con un panzerotto appena fritto ripieno di mozzarella, pomodoro ed erbette profumate, per poi addentare maccheroni traboccanti di ragù passati al forno, o conditi con broccoli e acciughe. Con una facilità disarmante ci si trova ad ordinare piatti fumanti di zuppa di riso e fagioli che sa di riso e fagioli e melanzane ripiene, bistecche di pollo con biete croccanti (e chi le fa più oggigiorno?) e spezzatino con patate, sugoso e cosistente. Ma una delle scoperte più piacevoli della cucina del Picchio resta la peperonata, regina dei contorni. Accompagnatela a qualsiasi secondo o gustatevela liscia con il pane croccante, avrete un motivo per ritornare a pranzare in questo favoloso bar dalle atmosfere anni ’70.

Un pranzo completo di antipasto, primo secondo e contorno più acqua e caffè, si aggira attorno ai 10 euro.

Un motivo in più per lasciare che il Bar Picchio entri nei nostri cuori e più giù lasci un segno indelebile sul nostro fegato sono i suoi cocktail da aperitivo. Non c’è posto migliore in zona Porta Venezia dove abbandonarsi ad uno Spritz in compagnia, Campari o Aperol purché accompagnato da un cestino di patatine croccanti. Il signor Paolo sarà orgoglioso di prepararvi l’aperitivo personalmente e, cascasse il mondo, non dimenticherà di spremerci dentro la scorza d’arancio con le sue mani callose. Con una generosità antica, infine, quella che non bada a spese per vedere il proprio cliente soddisfatto, caricherà il vostro cocktail a dovere, lasciando che l’alcool sciolga la freddezza della solitudine milanese. Incredibile ma vero, questo è uno dei pochi bar dove la gente non si schifa a parlare con i vicini, brinda con gli sconosciuti e non ha paura di offrire loro un giro di bianchini.

Costo medio di un cocktail (Negroni e Spritz vari): 3,5 euro.

Spritz con Campari e Aperol, specialità del Picchio

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