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I cugini che non bevono più vino

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Questo post inaugura una nuova sezione dedicata al mondo del vino e delle bevande, mantenendo lo spirito della Pancia del Popolo, sempre attenta ai cambiamenti socioculturali del cibo e del nostro modo di consumarlo

Quando tuo “cugino” smette di bere fatti una domanda. Sarà un capriccio passeggero o tutta la sua famiglia ha deciso di non acquistare più vino? Perché in Francia, secondo gli ultimi dati, lo zoccolo duro dei regolari consumatori enoici si sta erodendo di anno in anno, segnando un trend negativo che rischia di diventare una previsione di ugole asciutte.

Quello che sta accadendo oltralpe interroga esperti di settore e produttori, nonché tutti gli attori di una filiera miliardaria: come è possibile che dal 1980 ad oggi, nel giro di 30 anni, gli enoappassionati (o almeno coloro che dichiarano di bere un bicchiere di vino quasi ogni giorno) siano calati dal 51% al 17%. E ancora: perché negli anni di Regan e della “Lady di Ferro” oltre l’80% dei francesi si versava con piacere un bicchiere, mentre oggi 38 persone su 100 hanno completamente tagliato i ponti con il vino?

Sarà la crisi? Saranno i prezzi crescenti dati dalle vendemmie sempre più scarse? Sta di fatto che negli anni ’60 e ’70 il vino era un “ingrediente” fisso della tavola familiare: un elemento nutritivo e culturale prima ancora che degustativo-estetico. Già la generazione nata nel dopoguerra ha cominciato a considerarlo un bene occasionale, pensando di poter bere meno, ma sempre meglio.

Ora invece, detto in maniera grossolana, assistiamo al paradosso del massimo impegno qualitativo da parte dei produttori e il minimo consumo (interno) dei prodotti. Il caso della Francia è eccezionale, ma anche in Italia i dati stanno assumendo la forma di una parabola discendente, così come nella vicina Spagna. Tanto che, lo abbiamo detto più volte, il mercato del vino è salvato solo dall’esportazione.

Secondo uno studio dell’International Journal of Entrepreneurship, gli appartenenti alle ultime due generazioni di francesi considerano il vino un prodotto come un altro e devono essere persuase da zero che il vino merita il loro denaro. «Quello che sta accadendo è una continua erosione dell’immagine del vino e della sua rappresentazione sacra nell’immaginario delle persone», hanno dichiarato gli autori della ricerca Thierry Lorey and Pascal Poutet.

«Il vino non è un trofeo da esibire nelle grandi occasioni per celebrare il nostro status sociale – ha scritto Perico Legasse, famoso critico enogastronomico francese –. È una bevanda della tavola creata per accompagnare i pasti ed essere un complemento ai gusti dei nostri piatti».

Per Legasse il problema è principalmente culturale: una profonda trasformazione francese (e globale) dell’approccio all’intero mondo enogastronomico. «Il pasto tradizionale della famiglia sta scomparendo – continua il critico francese – e lo sta sostituendo una forma di nutrizione meccanica, che produca energia per il corpo nel più breve tempo possibile».

I dati confermano le sue tesi. Fra le bevande è solo il vino a calare drasticamente. Dal 1980 ad oggi il consumo durante i pasti di acqua in bottiglia è aumentato del doppio passando dal 24 al 43% e quello dei soft drink è triplicato dal 5 al 15% (fonte: FRANCEAGRIMER). Dove la bevuta è più complessa – produttivamente, storicamente, tradizionalmente, in una parola “culturalmente” – i dati dei mercati interni sono implacabili: in Francia, nel 1965, il consumo pro capite di vino era pari a 160 litri in un anno. Nel 2010 è caduto a 57 litri, e le previsioni indicano una picchiata fino ai 30 litri nei prossimi anni.

«Uno dei problemi del mondo enoico sono le campagne contro l’alcool, che demonizzano il vino al pari di una qualsiasi altra bevanda etilica». Non ha dubbi in proposito Denis Saverot, editore de La Revue des Vins de France. Che attacca: «Guardiamo ai dati: è vero che consumavamo 160 litri di vino a testa? Si, ma non prendevamo nessuna pillola: oggi compriamo 80 milioni di pacchetti di antidepressivi all’anno quando il vino è, di per sé, il migliore, più civilizzato ed efficace antidepressivo». E conclude: «Le farmacie hanno sostituito i bar e le vinerie dei piccoli paesi».

Articolo scritto per Wine Square

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