La pancia del popolo

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Food tattoos

“Qual è il significato? Ah nessuno! È adorabile. Vederlo mi fa sorridere. Di quale altra ragione ho bisogno?” Queste le parole di Sarah Goldstone (California) a proposito del suo tatuaggio: un cartone di latte e un biscotto che sorridono tenendosi per mano.

“Amo davvero la pizza. La mangerei sempre. È un tipo di confort food, ognuno ne ha uno e la pizza è il mio. Ne ho sempre mangiata talmente tanta che le persone mi conoscono per questo. È una parte di me”. Afferma Dave dal Massachusetts.

Stando alle sue parole sembra valere più che mai il motto: “Siamo quello che mangiamo”, al punto da volerselo incidere sulla pelle. Una dichiarazione d’amore sulla falsa riga di “I love NY” , ma al posto della Grande Mela è la pizza a spopolare in fatto di food tattoos.

Ci deve essere anche qualcosa di mistico, dietro la pacifica foggia di una fetta di pizza. Qualcosa che deve aver ispirato tatuaggi come questi:

Un altro cibo feticcio, per gli anglosassoni, è indubbiamente il bacon. Croce e delizia per coloro che hanno deciso di ospitare sulla propria epidermide la strisciolina di carne più nota al mondo. Il tatuaggio diventa così una specie di offerta votiva al dio del Bacon, tanto gustoso quanto temibile per la salute al punto da materializzarlo in forma di croce rovesciata.

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Tatuarsi un cibo particolare è anche un modo per ricordarsi del proprio paese natio. Come l’hot dog in puro Chicago Style che una ragazza si è fatta realizzare da Esther Garcia, una delle più note artiste in fatto di food tattoos, che  alla domanda spontanea che sorge spontanea davanti al perché di questa moda risponde:  “Non ne so molto sulle motivazioni che spingono i miei clienti a farsi un food tattoo, ma sono estremamente grata per il cambiamento a cui ha portato. Il cibo realistico è notoriamente difficile da rendere in un tatuaggio; la brillantezza, l’effetto traslucido, e l’accuratezza dei colori sono molto importanti nel catturare l’appel visivo”.

Che la food mania sia conclamata, non lo dicono solo i numerosi programmi televisivi, libri, e food blog. Adesso è il nostro corpo, o meglio la pelle, a farsi portavoce del gusto – buono o cattivo che sia non sta a noi giudicare – in un conflitto eterno tra salute e gratificazione, desiderio e giusta misura che non può essere meglio rappresentato dalle due anime del cupcake: Good versurs Evil. Lo ribadisce Cuppy da Seattle: “Penso che siamo un po’ di entrambi, così ho voluto rappresentarli in un modo veramente creativo e carino!”

Un cupcake in versione Dr.Jekyll/ Mr.Hyde a cui risponde la buona e cattiva coscienza sottoforma di hot dog:

Alla fantasia non c’è limite, tutto risiede nell’abilità del tatuatore a tradurre in immagine questa doppia anima del desiderio, come afferma uno dei veterani del tattoo made in Italy, Maurizio Fercioni: Il dovere di un bravo tatuatore è quello di interpretare il sogno (o l’incubo) di chi ha di fronte e di farlo affiorare sulla pelle”. Evitando a tutti i costi la nausea o il mal di stomaco, in questo particolare caso.

Biscotti “dietetici”

Capita che a volte un cibo sia così invitante da sembrare voglia dirci solo: “Mangiami!”.

Questi messaggi subliminali, elevati alla massima potenza nel caso del porn food, sono un vero attentato alla forza di volontà di chi è a dieta. C’è quindi chi ha pensato di dotare il cibo di “parole”  che possano scoraggiare la gola. I “diet biscuits” ideati da Fonderia sono dietetici non in virtù del loro ridotto contenuto di grassi o calorie, ma delle intimidazioni che portano inscritte: “Sei grasso abbastanza”, “Giù le mani”, “Non mangiarmi cazzo”.

Siete ancora convinti di volerli mangiare?

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Peccati di gola

Quest’estate La Pancia del Popolo è stata in vacanza in un ameno paesello sulla Riviera Adriatica, Silvi Marina, località che tra le sue peculiarità annovera una delle più alte concentrazioni di gelaterie e bambini obesi del mondo. Tutto ciò è stata fonte di studio interessatissimo per noi della PdP, che non potevamo lasciarci sfuggire l’attrazione gastro-teratogena [1] principale: un cornetto gigante da un chilo.

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CibOggetto

Art by Dan Cretu

Ricordate quando la mamma ripeteva fino allo sfinimento: «non bisogna giocare con il cibo»? Ecco, non datele più ascolto. Perché a giocare con il cibo si può andare lontano, addirittura farne una piccola fortuna come hanno dimostrato molti artisti e creativi che dalla dispensa hanno attinto ispirazione a piene mani.

A sfruttare l’impatto visivo del cibo a favore della comunicazione pubblicitaria sono stati quelli di Esselunga, con la famosa campagna pubblicitaria che ammiccava al consumatore giocando sulla rassomiglianza tra i propri prodotti dei propri scaffali e alcuni animali\oggetti di larghissima notorietà.Fu un successo così ampio che si decise di replicarlo.  Nel 2001 la prestigiosa agenzia “Armando Testa” ideò la campagna “Famosi per la qualità”. Chi non si ricorda di Melanzana Jones, 00 Fette, John Lemon o Porro Seduto? Continua a leggere…

L’orsetto gommoso più grande del mondo

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Come ti sei fatto grande!

Ricordate i simpatici orsetti gommosi che allietavano i pomeriggi oratoriali con le loro graziose fattezze iperglicemiche? Come era piacevole tuffare le mani in quel morbido agglomerato di zucchero e gelatina selezionando piccole vittime arcobaleno che, di lì a poco, avremmo schiacciato sotto i denti. Ma i cuccioli diventano grandi, i bambini crescono e anche gli orsetti gommosi si trasformano in spaventose creature ameboidi da oltre 2 chili e mezzo. Continua a leggere…

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