La pancia del popolo

Feel hu(a)ngry tonite!

Archivio per la categoria “La pancia e la Rivoluzione”

L’ubriacante sorriso del pomodoro

Il Murales “vegetariano” dipinto da Blu in Spagna

Chissà se Blu, geniale artista italiano conosciuto in tutto il mondo per i suoi irriverenti graffiti, ha pensato a Shirley Jackson mentre dipingeva il suo ultimo lavoro sui muri di Ordes, in Galizia, pochi chilometri a Nord di Santiago. Nel racconto della scrittrice americana, La lotteria, ogni anno la comunità di un villaggio del New England viene coinvolta in un macabro gioco ad estrazione. La cui posta – temuta e desiderata al contempo – è una brutale esecuzione nella pubblica piazza. Nessuna spiegazione viene fornita sul perché ciò avvenga, ma viene lasciato intuire che questo rituale perpetri le tradizioni del villaggio, mantenendo l’ordine delle cose. Continua a leggere…

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We wanna a butter world!

Si potrebbero scrivere un sacco di cose dopo aver visto questo video. Cose concettose e scomode. Del tipo cosa è l’arte, dove è andata a parare, che cosa vuole comunicare e, soprattutto, a chi? Ma noi della Pancia del Popolo riteniamo che certe situazioni vadano godute e basta. Come quella di infilarsi 20 Pringles in bocca e cercare di masticare. O succhiare tre cucchiaini di rosmarino e recuperare disperatamente la saliva per deglutirli. Come bere bicchieri di vino, caffè e olio al peperoncino a feste in cui si è già sbronzi prima di brindare. Oppure di danzare su 20 blocchi di burro fino allo sfinimento.

Certe cose vanno semplicemente prese per quello che sono: delle boiate pazzesche.

Non è per il pane!

La Tunisia è oggi il faro delle rivoluzioni che scuotono il mondo arabo. Ribellioni che agitano in  particolar modo  il Maghreb, quel pugno di Paesi nordafricani dove ancora oggi il potere è concentrato nelle mani di oligarchie dalla faccia democratica, se non vere e proprie dittature personali. L’idea che le masse scese nelle piazze siano le propaggini  violente di straccioni e diseredati pronti a tutto per un pezzo di pane, è quanto più lontano ci sia dalla realtà. Il carovita è senz’altro una delle concause di queste agitazioni, ma a sua volta è il prodotto di una mancanza più necessaria e basilare: quella della libertà, della democrazia e di una più equa redistribuzione delle risorse. In Paesi come La Tunisia, l’Egitto, la Libia o lo Yemen – solo per citarne alcuni – la disuguaglianza sociale tra governanti e governati è tale da costringere gran parte della popolazione a non poter partecipare della crescita dei loro Paesi (solo l’Egitto cresce del 3-4% all’anno).

Il video che qui presentiamo cerca di sfatare la glossa secondo cui i Tunisi che hanno cacciato il governo di Ben Alì siano le vittime di una demogogia populista, spinta dai soli bisogni del ventre. Al contrario, il popolo tunisino è uno dei più colti ed istruiti del Nordafrica, con una popolazione giovane che ha studiato e si è emancipata. E oggi, sull’esempio di Mohamed Bouazizi (il martire della “Rivoluzione dei Gelsomini”), chiede di poter partecipare alle sorti del proprio paese, riappropriandosi del futuro.

Servizio, riprese e montaggio di Gabriele Pieroni

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